Guardare sottosopra.


 
 
Avete visto questa immagine?
Mi piace molto e la trovo, in un certo senso, pedagogica perché impone di vedere il mondo da un'altra prospettiva, sottosopra, cogliendo tutto ciò che prima, abituati a guardare solo in un modo, c'era sfuggito.
Particolari che sono sempre stati lì e che per abitudine non abbiamo voluto vedere.
Sì, voluto.
Perché il problema è questo. "L'abitudine è un despota privo di immaginazione" scrive sulla propria bacheca Facebook una mia cara amica, la scrittrice Vera Q.

Ed ha ragione perché ci rende, con il passare del tempo se ne diventiamo schiavi, sterili e incapaci di immaginare altri mondi possibili d'essere, intrappolandoci in stereotipi dove bisogna essere in un modo e se non lo sei, allora, hai qualcosa di sbagliato, un difetto nella perfezione di questa società dedita al consumismo e alla riproduzione in serie.
Dobbiamo quindi rassegnarci?
Abbandonarci all'abitudine?
L'educatore è un creativo, che si sappia, che non nega l'abitudine poiché è una condizione necessaria in molte tappe della nostra esistenza; è un "artista" che davanti all'opera d'arte Uomo è capace di stare in equilibrio a testa in giù per osservarlo da un'altra prospettiva.
E poi, ispirato da quel che vede e che più lo colpisce, "trasmette" con il suo agire le idee, i pensieri e le emozioni agli altri, aprendo nuove strade, varchi nell'ignoto dove il salto nel buio è necessario per scorgere l'alba, alzare il capo e percepire i raggi di un nuovo giorno irradiare la pelle del nostro viso.


Questo post lo dedico a tutti i ragazzi del Gruppo Facebook  "Educatori, Consulenti pedagogici e Pedagogisti" con i quali riesco a guardare il mondo sottosopra.
Grazie!

Sylvia Baldessari


     

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